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Full text of "DaÏ-Natha ballo romantico-fantastico diviso in due parti e dieci quadri"

TEATRO 




REGIO 



Ili niellati) a 

BALLO ROMANTICO FANTASTICO DIVISO IN DUE PARTI E DIECI QUADRI 



DEL COREOGRAFO 



QI3ARI MA8l2Mi@RA 



Musica del Maestro 



ROMUALDO lUEAREISrCSO 



TORINO 1881 

TIPOGRAFIA TEATRALE DI B. SOM 

Via Carlo Alberto, N. 22. 



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BALLO ROMANTICO-FANTASTICO DIVISO IN DUE PARTI E DIECI QUADRI 



DEL COREOGRAFO 



CESARE MARZAGORA 



Musica del Maestro 



E$@R»ymi©@ M)AffllN)@©> 



TEATRO REGIO DI TORINO 



Carnevale-Quaresima 1880-81 




TORINO 1881 

TIPOGRAFIA TEATRALE DI B. SO 

Via Carlo Alberto, 22 



NB. L'argomento del presente Ballo è tratto dai due ro- 
manzi di Ponson du Terrail: II Re degli Zingari 
o i tesori del Dio Sivàh e La Regina delle Gitane. 



La Musica ed il Programma sono di proprietà del Coreografo 

Cesare Marzagora. 



^SR^ONAqqi ed ^Attori 

Parte Prima 

AMRY, giovine zingaro, fratello di . . Cesare Smeraldi 

CINZIA, regina degli Zingari .... Carolina Gorone 

NADIR, suo figlio, ragazzo d'anni 5 . . N. N. 

BOLTON, dottore Luigi De-Biasi 

SANSONE, amico indivisibile di Amry . Giovanni Piantamela 

NATÀNIELE, zingaro, padre di . . . Giuseppe Ferrerò 

TOPSY, zingarella N. N. 

Sir ROBERTO WALDEN, ricco inglese Andrea Murazzano 

DAI-NATHA, indiana, custode del tesoro 
del Dio Sivàh Edvige Schlceger 

AUDA, giovine indiana Mary Saracco 

Sacerdote bramino Lorenzo Ferrerò 

Parte Seconda 

DAI-NATHA, indovina indiana (nella l 1 

parte custode del tesoro) Edvige Schlceger 

RUGGIERO D'ASBURTHON, colonnello 

dei Dragoni (nella l a parte Nadir) . . Enrico Bellò-Maj orini 

OSMANY, ricco nababbo (nella l a parte 

Amry) Giuseppe Saracco 

CINZIA, ricca signora (nella l a parte Re- 
gina degli zingari) Carolina Gorone 

Sir ROBERTO WALDEN, padre adottivodi Andrea Murazzano 

ELENA DI WALDEN, gran dama (nella V 

parte la piccola Topsy) Mary Saracco 

NATÀNIELE, ricco signore (nella l 1 parte 

padre di Elena) . Giuseppe Ferrerò 

SANSONE, amico indivisibile di Amry . Giovanni Piantanida 

BOLTON, dottore Luigi De-Biasi 

Sir GIACOMO, cadetto di Asburthon . Lorenzo Ferrerò 

GULMO, confidente di Sir Giacomo . . N. N. 

Un Marinaio Augusto Ginghini 

Zingari - Indiani - Fakiri - Suonatori indiani - Bramini 

Sacerdoti - Soldati indiani - Popolani - Marinai - Canottieri 

Dragoni del Re - Dame e Cavalieri - Sicari. 

Disegnatore dei figurini: Luigi Bartesaghi. 

Tra la Prima e la Seconda Parte passa un intervallo di quindici anni. 



DISTRIBUZIONE DELLE DANZE 



-oO XXo-o- 



Quadro Primo 
La Gitana, Ballabile eseguito dall'intiero Corpo di ballo. 

Quadro Secondo 

Processione religiosa e gran Marcia indiana, 

eseguita dall'intiero Corpo di ballo. 

Quadro Terzo 

La Voluttà, Azione danzante eseguita dalla prima bal- 
lerina assoluta Schlceger Edvige e dal primo mimo 
Smeraldi Cesare. 

Quadro Quarto 

Gran Ballabile delle Gemme animate, Adagio, 
Valzer e Galop, eseguito dalla prima ballerina assoluta 
E. Schlceger e dall'intiero Corpo di ballo. 

Quadro Quinto 

La visione all'ombra del Manzanillo, Passo a otto 
eseguito dalle ballerine distinte della Scuola Municipale. 

Quadro Sesto 

Passo a due, composto dal primo ballerino Enrico Borri 
è dallo stesso eseguito in unione alla prima ballerina 
assoluta Schlceger Edvige. 

Ballabile dei Canottieri inglesi, eseguito dall'intiero 
Corpo di ballo. 

Danza popolare, eseguita dall'intiero Corpo di ballo. 

Quadro Nono 

Gran Ballabile e Marcia fantastica - IL TRIONFO 
DEGLI ZINGARI - eseguito dall'intiero Corpo di ballo. 



PROLOGO 



i. 



Il Campo degli Zingari presso Calcutta. 

Un uomo gironza misteriosamente fra le tende. Amry, 
giovane zingaro, lasciati i suoi compagni, va pensieroso a 
sedersi su un'incudine posta nel mezzo della tenda. 

L'uomo misterioso gli si avvicina, si fa conoscere. Amry 
lo guarda, lo riconosce, gli stringe amorevolmente la mano. 
È il dottor Bolton con cui lo zingaro è in relazione di 
amicizia. Giungono altri visitatori, tra cui Sir Roberto 
Walden conducendo per mano una bambina vispa e bel- 
lissima che egli ha tolto agli zingari mentre ritornavano 
al campo. Il buon signore ha avuto pietà della povera 
fanciulla che piangente rifiutavasi a proseguir la via, tanta 
era la sua stanchezza. 

Sir Roberto si accosta a Nataniele, padre della fanciulla, 
e, consegnandogliela, gli raccomanda di averne più cura 
in avvenire, perchè se egli, mosso a compassione, non 
l'avesse presa con se a cavallo, sarebbe già morta per 
la stanchezza. 

Nataniele ringrazia il protettore della piccola Topsy, ed 
ostentando uno slancio di affetto che è ben lungi dal pro- 
vare, fa per abbracciare la piccola Topsy la quale con 
atto di ribrezzo fugge e va a cacciarsi fra le gambe di 
Sir Roberto Walden. Questi la toglie in braccio e le dice: 

— Ti fa dunque paura il babbo ? 

— Sì, risponde la bambina, e piange. 

— Preferisci startene con me? 

La zingarella lo abbraccia, è la migliore risposta che 
essa sia capace di fare. Sir Roberto Walden offre al 
padre una borsa piena d'oro in cambio delia figlia; Nata- 



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niele accetta e si allontana senza neppur rivolgere un ul- 
timo sguardo alla figlia. 

La zingarella prima di partire col suo protettore, corre 
da Amry e gli dice addio. Amry la bacia e la ribacia, 
l'accompagna fin fuori del campo, indi ritorna presso il 
dottor Bolton. 

— Sappi, dice Bolton allo zingaro, parlando con mistero 
grandissimo, sappi che il figlio del governatore generale 
delle Indie, il piccolo marchese Ruggero d'Asburthon è 
testé morto, avvelenato da un serpente, a quanto si dice. 

— Me ne duole, risponde Amry. 

— Tu sai anche però che quel bambino che riposa ora 
presso tua sorella Cinzia, la regina degli zingari, rassomiglia 
perfettamente al figlio del governatore. 

Amry lo guarda fremendo e soggiunge con amaro sorriso: 

— So anche che il mio nipotino è figlio del governatore, 

ma tant' è un figlio naturale gli è come se non fosse 

figlio.... non è vero dottore? 

— Allora, bando alle inutili parole e veniamo al fatto. 
Mettiamo questo bambino bello e vegeto al posto del 
morto. Ei diverrà così ricco, potente e felice, e forse un 
giorno potrà giovare alla tua razza, giacché il sangue che 
gli scorre nelle vene è sangue di zingara. 

— Cinzia ne morrebbe, dice Amry titubante, e poscia 
riflettendo esclama ; Sì, sì, accetto, ma attendi che la 
regina sia bene addormentata e lascia a me la cura del 
resto.... Bolton corre fuori delFaccampamento e ritorna 
quindi con un involto. È il cadavere del piccolo marchese 
d'Asburthon. 

Amry apre cautamente la tenda della regina; questa 
riposa mollemente sdraiata sopra pelli di tigri né ode 
ravvicinarsi del fratello. Amry fa lo scambio dei due 
bambini, abbraccia ramato nipotino prima di consegnarlo 
a Bolton, poscia dice al dottore : Noi due solamente siamo 
a parte del mistero, lo saprà forse anche Cinzia, ma più 
tardi, giuriamo la segretezza. 



Entrambi giuriano. Bolton fugge seco portando l'erede 
di Asburthon. Amry resta pensieroso e dolente. Alcune 
zingarelle gli vanno incontro e gli domandano la ragione 
della sua mestizia: ognuna di esse vorrebbe uno sguardo 
dei bel giovinotto, ma questi le invita a danzare. 

Amry non ha danzato. Egli sembra assorto in un'idea 
fissa, predominante che gli toglie la quiete. 

Già spuntano i primi albori. Cinzia si risveglia sorri- 
dente ed abbraccia il fìgliuolino, ma quelle membra sono 
invase del freddo glaciale della morte. Lo bacia, lo ribacia. 
La sua disperazione non ha più limite allorquando è con- 
vinta che il bambino è realmente cadavere. 

Cinzia chiama in soccorso Amry, il quale fa ogni sforzo 
sopra se stesso onde tacerle quanto è avvenuto tra lui e 
il dottor Bolton, ma il caso imperioso glielo vieta. 

— Silenzio, egli dice misteriosamente a Cinzia, e corag- 
gio... tuo figlio vive, egli sarà ricco e felice, non più 
zingaro, ma lord, pari d'Inghilterra. Cinzia teme che suo 
fratello abbia smarrita la ragione, ed Amry che le legge nel 
pensiero, esclama: Tu non sei convinta delle parole mie, 
non è vero Cinzia? ebbene, va, cerca nel braccio sinistro 
dei figliuol tuo il marchio degli zingari, cerca quel marchio 
indelebile. 

Cinzia ha compreso tutto e lasciando il fratello si pre- 
cipita nella tenda, il braccio sinistro del marchesino d'A- 
sburthon non ha marchio di sorta. Per quanto grande ne 
sia la somiglianza, Cinzia deve convincersi pienamente che 
il bambino morto non è suo figlio. 

L'infelice madre s'inginocchia ai piedi del fratello e 
supplice gli chiede : 

— Dov' è dunque il mio piccolo Nadir? 

— Nadir... risponde sorridendo Amry.... oraei si chiama 
Ruggiero d'Asburthon ed è destinato ad uno splendido 
avvenire, ma bisogna vegliare su di lui e misteriosamente. 
Egli deve ignorare la sua vera origine. Sta a noi di sal- 
varlo dalla perfidia del cadetto di Asburthon, che certo 



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non rifuggirà da qualunque mezzo per sbarazzarsi di colui' 
che si illudeva di aver ucciso. 

Cinzia è soggiogata dalle parole del fratello, dal dolore 
di non trovarsi più il figlio daccanto, dal contento di saperlo 
sano e salvo, dalla speranza di poterlo abbracciare un 
giorno. 

Amry comprende quali emozioni debba soffrire la sua 
amata sorella in queir istante, e le dice : 

— La nostra tribù sarà tra poco potente e felice perchè 
ricca. Io vado in traccia del tesoro, allorquando ne sarò^ 
padrone, seguiremo ovunque il piccolo Nadir. Guai a 
chi eli recherà offesa! 



j 



QUADRO II. 



Foresta. 

E verso sera. Però gli ultimi raggi del sole illuminano ancora la 
scena. Tra le piante una pagoda a cui si ascende per una sca- 
linata che si interna nella roccia. 

Amry misteriosamente s'aggira nella foresta frugandone 
ogni cantuccio in cerca del tesoro del Dio Sivàh. 

Un confuso e discordante rumore di voci e distrumenti r 
che man mano si accosta, lo sturba nelle sue ricerche. 

È una processione di Bramini. 

In prima linea si avanzano i Sacerdoti circondati da 
uomini, da donne, da fanciulli che fanno udire una specie 
di salmodia funebre. Dietro a loro sopra un gran carro 
la statua mostruosa della Dea Kali, dea dell'amore e della 
morte. 

Intorno alla statua si agita e si dimena in preda ad una 
specie di delirio religioso un gruppo di vecchi Fakiri. Indi 



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alcuni Bramini trascinano una donna, splendidamente ve- 
stita, che si regge appena in piedi. 

Chiude il corteo un gruppo di guardie con un palanchino 
in cui sta il cadavere del Rajah, marito della bella Indiana 
che deve essere bruciata viva col cadavere del consorte. 

L' infelice è trascinata a viva forza nella pagoda dove 
viene rinchiusa e severamente custodita dalle guardie. Il 
sacrifìcio non si compirà che in sull'albeggiare. 

Amry, nascosto tra i rami di una vecchia quercia, ha 
osservato i preparativi della funebre cerimonia e prova 
una vivissima compassione per quella donna così bella e 
gentile, destinata ad una morte così crudele. 

Intanto la notte è discesa sulla foresta , l'oscurità è pro- 
fonda; Amry lascia il suo nascondiglio ed avvisa al modo 
di salvare la sciagurata vedova, giacché ha deciso di sal- 
varla, dovesse anche andarne della vita. Ei tenta di pene- 
trare nella pagoda, ma le guardie che sembravano asso- 
pite, si destano ad un tratto come se avessero inteso 
rumore e vigilano più attentamente, Amry, convinto del- 
l'inutilità di ogni tentativo, risolve, sebbene a malincuore, 
di attendere un momento più propizio. 

L'alba sta per spuntare, echeggiano nuovamente gli 
strumenti sacri, tutti balzano in piedi ed incominciano 
una danza vorticosa e selvaggia durante la quale la vit- 
tima è tratta fuori dalla pagoda. I Sacerdoti sono sordi ai 
suoi pianti, alle sue preghiere ; la bella Auda sta per 
essere gettata sul rogo fatale. L'istante è decisivo. Amry, 
fuori di sé, si slancia in mezzo alla folla, coll'impeto irre- 
sistibile della disperazione, rovescia i Bramini ed i Soldati 
che circondano la donna, l'afferra e la trascina seco nella 
fitta boscaglia. Sorpresa e spavento negli astanti ai quali 
la rapidità fulminea dell'atto audace tolse perfino la pos- 
sibilità di opporre resistenza. Ma, superato il primo sbi- 
gottimento, una rabbia feroce, un selvaggio desiderio di 
vendetta invade la folla, che si disperde nella foresta in- 
seguendo i fuggitivi. 



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La scena ridiventa silenziosa e deserta ; la foresta è 
di nuova immersa nella sua quiete misteriosa. — Àuda ed 
Amry, che si erano rimpiattati poco lungi in una folta 
macchia, escono cautamente dal loro nascondiglio. 

La bella Àuda rivolge allo zingaro calde parole di affetto 
e di gratitudine. 

— Giovanetto, essa gli dice : forse noi non ci vedremo 
più mai... potrei amarti e ne sarei felice, ma voglio of- 
frirti cosa migliore in compenso della vita che mi hai 
salvata. Vedi, già sorge il sole... va... corri... corri sempre 
verso oriente finché avrai trovata una caverna mezzo 
nascosta fra gli alberi ed i cespugli. Entravi risoluto, 
scendine i diruti gradini, non temere, discendi sempre. 
Arrestati soltanto quando un immenso splendore abbar- 
baglierà i tuoi occhi. Allora tu sarai ricco e potente e 
ricca farai anche la tua tribù, giacché ti sarai imposses- 
sato dei tesori del dio Sivàh. 

— Il tesoro ! esclama il giovanetto inginocchiandosi ai 
piedi di Auda e ringraziandola; il tesoro da me tanto 
bramato. Ah ! Dio ti ringrazio. 

— Si, risponde Auda, il tesoro dei Bramini. 

Amry, al colmo della gioia, dà un ultimo addio alla ve- 
dova indiana che gli augura buona fortuna, e sparisce 
nella foresta, dirigendosi verso oriente. Auda lo contempla 
un istante mesta e lagrimosa, indi si allontana anch'essa 
precipitosamente. 

QUADRO III. 

— o — 

Il Sotterraneo. 

Nel mezzo arde il fuoco sacro. Daì-Natha gli danza attorno con 
pose ispirate. 

Bella come il sorriso di Dio, voluttuosa quanto la più se- 
ducente figura del paradiso di Brahma, vestale infelice, essa 
subisce i voleri dei Sacerdoti di Sivàh, i quali la rendono 



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schiava e custode di un tesoro, promettendole il paradiso; 
ma la vezzoza indiana sente di esser bella e giovane, le 
arde in seno un fuoco divoratore, vorrebbe amare e non 
trova Tideale dei suoi sogni perchè ella rimane segregata 
lungi dal mondo. 

La luce del fuoco è debole e lascia nel buio un lato 
della caverna, da cui sbuca uno snello giovanetto: è Amry. 

Dai-Natha non s'accorge della presenza dello zingaro, 
ella gira, gira con movimenti vorticosi e pieni di voluttà. 
Immobile, rannicchiato in un angolo della grotta, Amry 
s'inebbria di quella vista. D'improvviso le movenze di 
Dai-Natha diventano più languide e meste, la vorticosa 
danza si rallenta e Dai-Natha cade spossata presso il fo- 
colare. Amry, dimentico del tesoro, ebbro di voluttà, si 
avanza verso l'indiana che si erge minacciosa in piedi e 
snuda un pugnale che nascondeva nel seno. 

Il giovanetto non si scompone ; il suo sguardo magne- 
tico ha già dominato la vezzoza indiana. 

— Io sono, egli dice, colui che tu attendi, Sivàh ebbe 
pietà delle tue pene. 

Dai-Natha lo abbraccia, lasciando cadere il pugnale ed 
esclama : 

— Se tu sei davvero il mio Dio, fuggiamo. 

— Sì, fuggiamo, ripete il giovanetto con trasporto, fug- 
giamo ed amiamoci ! 

Dai-Natha serrandosegli appassionatamente al collo, fa 
per trascinarlo seco. Amry non può più resistere; i vezzi della 
bella indiana lo hanno soggiogato; ma un terribile pensiero 
gli balena ad un tratto alla mente : quello del tesoro di 
Sivàh. La febbre dell'oro lo invade di nuovo con straordi- 
naria potenza: la cupidigia delle ricchezze può in lui più 
dell'amore. Egli si svincola dalle braccia dell'indiana e fa 
per allontanarsi. 

Dai-Natha lo raggiunge, lo afferra. 

— Il tesoro, egli grida, dov'è il tesoro ? •■ 

— Ah ! tu non m'ami dunque, esclama minacciosa -l'in- 



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diana, tu volevi soltanto il tesoro? tu non sei il mio Dio. 

Amry la respinge violentemente; allora essa si china a 
terra, raccoglie il pugnale e sta per scagliarsi sullo zin- 
garo ; ma lo sguardo fisso ed insistente di Amry l'arresta. 

— No, tu non m'inganni, dice Dai-Natha, tu sei vera- 
mente il mio Dio ; io ti amo — e tu devi amarmi ! — 
E cosi dicendo intreccia una danza strana e fascinatrice. 

Amry per la seconda volta rimane soggiogato dalla 
grazia e dalla bellezza di Dai-Natha, e al colmo del rapi- 
mento le si inginocchia dinanzi. Essa prende una coppa 
cosparsa di gemme e glie la offre, esclamando con un 
seducente sorriso : Bevi, ti rinfranca e mi segui nella 
danza. — Amry beve e si sente alquanto rianimato. Ma 
Dai-Natha lo trascina seco in una danza vertiginosa. Amry 
è sul punto di perdere le forze ed i sensi quando si vede 
subitamente trasportato nella reggia sontuosa dove trovansi 
i tesori del Dio Sivàh. 

QUADRO IV. 

— o— 

11 regno delle Gemme - Il tesoro del Dio Sivàh. 

Alla vista di tanta incomparabile magnificenza, Amry 
crede di trovarsi nel Paradiso Indiano ; gli sembra che le 
gemme, animate da una forza soprannaturale, gli si ac- 
costino seduttrici per sfuggirgli tosto non appena ei stende 
la mano per toccarle. I suoi occhi sfavillano cupidamente; 
tutte le sue movenze esprimono un ardente desiderio di 
ricchezze e di amore. Dai-Natha gli accosta nuovamente 
alle labbra la coppa. Amry beve alcuni sorsi del magico 
liquore e cade letargicamente assopito ai piedi dell'indiana. 
La visione sparisce, ritornano le tenebre ed Amry riposa 
tranquillamente col capo appoggiato sulle ginocchia di 
Dai-Natha. 

Ma l'indiana balza subitamente in piedi : ha udito rumor 



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di passi. Un Sacerdote bramino, nascosto tra le roccie ha 
assistito alla scena amorosa ed ora si avanza verso Dai- 
Natha che, atterrita, lo attende pallida e tremante. Cal- 
mata l'esaltazione dei sensi, essa ben sa ornai che non è 
già il Dio Sivàh che giace assopito ai suoi piedi, ma un 
garzone bello e gentile esposto all'implacabile ira sacerdo- 
tale e di cui essa è innamorata perdutamente ; essa è im- 
potente a salvarlo. Il sacro fuoco è spento ; ella stessa ha 
meritata la morte! 

Il gran Sacerdote con satanico sogghigno le impone di 
allontanarsi. 

— Perchè?.... ella domanda. 

— Perchè costui deve pagare il fio della sua impru- 
denza, egli sarà pugnalato. r 

— Grazia, grida l'indiana. 

— Grazia 1 — esclama il Sacerdote scuotendola ruvida- 
mente — ed implori grazia pel tuo amante, da me che hai 
sempre disprezzato ? Ah ! pel Dio Brahma che ci vede, 
io sarò inesorabile perirete entrambi! 

— E sia ! — essa esclama come ispirata da un'idea im- 
provvisa — eh' ei muoia, ma non di pugnale. Il nostro 
Dio lo vieta; il sopore in cui lo immersi gli produrrà la 
morte. 

— Tu menti! 

— Ch' ei muoia pure, già tei dissi ! deponetelo all'om- 
bra del Manzanillo ; il suo letargo diventerà il letargo della 
morte. 

— E tu, o vergine, esclama furibondo il Bramino, non 
obbliare che hai meritata la morte a tua volta. Il solo 
mio potere può salvarti. Pensaci e provvedi. Ritornerò. 

Ad un suo ordine alcuni Sacerdoti trasportano fuori 
della caverna il povero Amry, ed il grande Bramino si 
allontana facendo un ultimo gesto minaccioso a Dai-Natha. 

Rimasta sola, questa alza gli occhi scintillanti al cielo 
e sotto l'impero di un'eroica risoluzione giura di salvare 
Amry o di perire con lui. 



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QUADRO V. 

— o — 

Il Manzanillo. 

Amry è sdraiato sotto l'albero fatale. Ma egli non ha 
tracannato tutto il liquore contenuto nella coppa offertagli 
da Da'i-Natha : il suo letargo non è che passeggiero. A 
poco a poco ei si desta ed acquistando, sebbene confu- 
samente, la percezione delle cose esteriori, si guarda me- 
ravigliato d'attorno. Ei riconosce l'albero sotto cui si 
trova, comprende il pericolo che lo minaccia e tenta di 
fuggire. Troppo tardi! Le gambe intorpidite più non lo 
reggono ; una strana mollezza si impadronisce di tutto il 
suo essere : ei deve restare suo malgrado, come inchiodato 
al suolo. Visioni confuse, sovrannaturali gli si aggirano 
nel cervello nel supremo delirio foriero della morte ; sono 
fantastiche Baiadere, Hurrì divinamente belle che coi loro 
sguardi di fuoco e colle loro voluttuose movenze sem- 
brano invitarlo a seguirle. 

Ma in quel momento decisivo sovraggiunge Sansone 
con alcuni zingari e con suo grande stupore scorge sotto 
il Manzanillo Amry che ei cercava da tanto tempo dispe- 
rando ornai di ritrovarlo. Corre rapidamente presso di lui, 
lo solleva come un bambino nelle sue braccia e lo tra- 
sporta fuori dell'ombra dell'albero. 

Amry con uno sforzo disperato fa un gesto nella direzione 
dell' Oriente — Il tesoro ! — balbetta confusamente — ho 
finalmente trovato il tesoro! Là ! Là !... — Sansone ha tutto 
compreso e seguito dagli zingari si allontana rapidamente 
portando seco Amry. 

Poco dopo, Dai-Natha s'inoltra cautamente dalla parte 
opposta e, dopo di essersi assicurata che il luogo è de- 
serto, si precipita sotto il Manzanillo per salvare Amry, 
ma con raccapriccio s'avvede che il giovane è scomparso. 

La sua disperazione è immensa; essa teme che l'infelice 
sia stato assassinato dai Sacerdoti o sia rimasto preda 



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delle fiere. Invano piange e grida : nessuno le risponde. 
Come pazza pel dolore, fugge lungi dal sito fatale impre- 
cando al suo destino. 

Frattanto gli zingari, approfittando dell'assenza dei Sa- 
cerdoti e di Daì-Natha, sono penetrati nel sacro sotter- 
raneo e sì sono impadroniti del tesoro del dio Sivàh. 



PARTE SECONDA 



QUADRO VI. 

— o — 

Piazza, vista del Tamigi presso Londra. 

Una gran folla è radunata nella piazza per accogliere 
festosamente i Dragoni del re, reduci dal forte di San 
Giorgio in America dove si sono coperti gloria. Li co- 
manda il marchese Ruggiero d'Asburthon, che non è 
altri che il piccolo Nadir dal dottor Bolton sostituito al 
vero marchesino d'Asburthon, morto avvelenatocene Indie; 
egli però ignora tutto e si crede in buona fede figlio le- 
gittimo del Governatore delle Indie. 

Elena di Walden, la piccola Topsy, diventata la più 
bella dama di Londra, attende ansiosamente insieme a 
Sir Roberto, suo padre adottivo, l'arrivo dei Dragoni essendo 
innamorata del marchese di Asburthon. Benché, conosca 
perfettamente la propria origine zingaresca, essa spera di 
diventare sposa di Ruggiero e marchesa. 

In disparte stanno Osmany (Amry), ricco nababbo, splen- 
didamente vestito, e Cinzia, la regina degli zingari, la 
misera madre a cui fu tolto il figlio diletto. L'unica gioia, 
che le sia concessa è quella di assistere alla gloria di 
Ruggiero, restandosene muta ed in disparte, senza pur 
poterlo abbracciare. 

Strana combinazione ! in quel luogo trovasi anche Dai- 



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Natha che corre pel mondo in cerca di Amry; pazza 
d'amore per lui vorrebbe vederlo ancora una volta e poi 
morire. 

I canottieri danzano, la folla si dà all'allegrezza; Ruggiero 
d'Asburthon, con seguito di Dragoni traversa la piazza 
tra i plausi e le acclamazioni della moltitudine. 

Elena di Walden è commossa ed asitata ; sotto le vesti 
della gentildonna batte un cuore ardente ed infocato come 
il sole dell'India. Ma le è giuocoforza frenarsi e dissimu- 
lare. Ruggiero la vede, la saluta; ella arrossendo risponde 
nobilmente a quel saluto. 

Cinzia piange per emozione. Osmany ha lo sguardo 
fisso sulla bella persona di Miss Elena Walden, ed acco- 
standosi ad un vecchio signore che sta poco discosto da 
lui, gli mormora sommesso : 

— Sei proprio convinto che essa sia tua figlia? 

— Sì, risponde Natamele, l'antico zingaro, ora fatto 
signore. 

— Avanzati dunque e fatti conoscere da lei. 
Natamele si avvicina a miss Elena. Elena lo riconosce, 

indovina quello che ei vuole da lei ; una vampa d'indi- 
gnazione le sale al viso, i suoi occhi scintillano di rabbia e 
con un gesto superbo ed altezzoso si appoggia al braccio di 
Sir Roberto e fa per allontanarsi. Ma Osmany,che ha tutto 
osservato, le sussurra all'orecchio: — Topsy ! devo parlarti 
senza testimoni, trattasi della tua salvezza. 

Elena vorrebbe fingere di non aver compreso il significato 
di quelle parole, ed azzarda un atto di disprezzo verso lo 
zingaro. 

Osmany afferrandola risolutamente pel braccio, esclama 
con tuono imperioso: 

— Zingara, domani in sull'imbrunire attendimi nel tuo 
villino sul Tamigi. Guai a te se manchi o se mediti 
qualche tradimento ! 

— Vi sarò, esclama Topsy. 

Sir Roberto si dimostra meravigliato da quello strano 



17 

colloquio, ma Elena, ostentando un'allegrezza che è ben- 
lungi dal provare, lo conduce via con sé. 

Ruggiero ritorna in cerca della bella Elena, ma il. 
luogo è deserto. Soli Osmany e Cinzia stanno nascosti 
sotto un voltone. Ruggiero, scorgendo sgombra la piazza, 
prosegue oltre nella direzione per cui Elena è uscita, senza* 
avvedersi che un gruppo di strane figure ravvolte in neri 
mantelli e colla maschera sul viso, lo ha pedinato miste- 
riosamente. 

Mentre egli sta per uscire dalla piazza, i misteriosi perso- 
naggi gli sbarrano la via mentre il loro capo lo affronta 
con un pugnale cercando di trafiggerlo. 

Ruggiero tenta sguainare la spada, ma non vi riesce 
perchè stretto dai sicari ; l'eroe del forte di San Giorgio 
sta per perdere miseramente la vita senza conoscere nem- 
meno chi siano i suoi assassini. 

Osmany, che ha assistito, non visto, a tutta la scena, 
trattenendo a stento Cinzia fuori di se pel pericolo del 
figlio, a questo punto si slancia nella mischia, atterra tre 
o quattro di quei miserabili mentre gli altri si danno alla 
fuga, poscia afferrando l'uomo del pugnale lo costringe 
ad inginocchiarsi, nell'istante in cui Ruggiero sta per tra- 
figgerlo con la sua spada. Cinzia abbraccia Ruggiero. 

— No... esclama Osmany. Ruggiero d'Asburthon non 
deve essere fratricida, e ciò dicendo strappa la maschera 
dal volto dell'assassino. 

Meraviglia ed orrore di Ruggiero che riconosce nel suo 
assassino il cadetto d'Asburthon. 

— Vanne! - esclama Osmany con disprezzo; - vanne, o 
Sir Giacomo! e ti vergogna! Ruggiero ti fa grazia della 
vita. 

Giacomo fugge. 

— Ma chi siete voi dunque? chi è mai questa donna, 
che piange? a chi devo salva la vita? 

Osmany non risponde, ei sente mancarsi, nella mischia 
ha ricevuto una ferita al braccio sinistro. 



18 

— Siete ferito — grida Ruggiero sostenendolo e scopren- 
dogli il braccio. Una esclamazione di sorpresa gli sfugge 
dal labbro scorgendo sul braccio del suo salvatore un 
misterioso segno. 

Ruggero mostra il braccio sinistro al Nababbo, ed a costo 
di morire vuole conoscere il segreto. 

— Figlio! esclama Cinzia. 
Ruggiero resta trassecolato. 

— Si, dice Osmany; giacché lo vuoi, io te lo dico... tu 
sei zingaro come me, tuo zio; come questa donna regina 
degli zingari, tua madre. Tu sei il nostro re, ma devi 
continuare ad essere il marchese d'Asburthon per proteg- 
gere la nostra tribù, minacciata di ostracismo dal Parla- 
mento Inglese. Elena di Walden, benché zingara anch'essa, 
congiura contro di noi. 

Ruggiero abbraccia con trasporto sua madre ed Amry 
e giura di abbandonare la dignità di marchese e di pari 
d'Inghilterra per non essere altro che il re degli zingari. 

Ma Amry e Cinzia lo persuadono a non svelare per ora 
il segreto ed a restare il marchese d'Asburthon. Ruggiero 
dopo molte preghiere acconsente, ed esce sorreggendo 
Amry coll'aiuto di Cinzia. 



QUADRO VII. 
— o — 



3La Casetta sul Tamigi. 

La nebbia è fitta e sulle limacciose acque del Tamigi 
guizza una barchetta che approda alla riva. Ne scende 
una donna ravvolta in un'ampia mantellina e si avvia 
verso la misteriosa casetta che da un lato è bagnata dal- 
l'acqua, mentre dall'altro sorge tra viticci di fiori che for- 



19 

mano uno strano contrasto con le rovine di cui è cosparso 
il terreno. 

La donna fa un segnale e Miss Elena Walden tosto si 
affaccia al verone, e riconoscendo Dai-Natha discende 
prontamente la piccola scala che dà sulla via, e si accosta 
all'indiana. 

— Dov 1 è il pugnale avvelenato? 

— Eccolo, risponde Dai-Natha estraendo Tarma dalla 
cintura. 

— Sei certa della sua potenza mortifera? 

— Lo vedrete. 

— Un uomo verrà qui tra poco. Avresti il coraggio di 
ucciderlo ? 

— No, se non mi è nemico. 

— E se fosse un amante che ti tradisse ? se fosse il 
tuo Amry, il ladro del tesoro del dio Sivàh, che venisse 
a giurarmi amore? 

Dai-Natha non può trattenere un fremito di rabbia e di 
dolore. 

— S'ei mi tradisse, lo ucciderei, esclama con risoluzione. 

— Tieni dunque il pugnale per te, nasconditi, assisti al 
nostro colloquio. Nel suo amore per me attingi la forza 
della disperazione, e quando mi vedrai far Tatto di fuggire, 
scagliati su di lui e colpisci ! 

— Lo giuro per Brahma, esclama Dai-Natha, e corre a 
nascondersi. Frattanto si avanza un'altra barca in cui 
stanno due uomini, Osmany e Sansone. 

Osmany balza a terra, Sansone si allontana colla barca. 
Miss Elena va incontro allo zingaro che depone il man- 
tello e rimane nel suo abbligliamento caratteristico. 

— Che desiderate da me? gli domanda. 
Amry calmo, ma risoluto, risponde: 

— Topsy, non desidero nulla: t'impongo di non più 
amare il marchese Ruggiero d'Asburthon-, di non più per- 
seguitare gli zingari. 

— Sareste forse geloso? 



20 

— No, ma orgoglioso. 
■ — Spiegatevi allora? 

— Tu sei una zingara. 

— Anche Ruggiero è zingaro. 

Gli è perciò appunto ch'ei deve sposare una gran dama 
e non una donna della tua razza. 

— E chi potrà provarmi che io sono una zingara? 

— Io ! non dimenticare che porti sul braccio sinistro 
il marchio indelebile ! 

— Non è vero ! 

— Non è vero? grida Amry cercando di afferrarle il 
braccio. Elena non gliene dà il tempo e fugge, Amry la 
insegue, Dai-Natha si precipita furente sulla sua vittima 
ma le mancano le forze ed al momento di colpire lascia 
cadere a terra il pugnale. 

Amry si rivolge meravigliato, ed Elena, valendosi dell'op- 
portunità, raccoglie prontamente il pugnale e lo immerge 
nel braccio di Amry, esclamando : 

— La zingara che tu hai offesa compie ciò che non 
seppe fare l'indiana abbandonata. E ciò dicendo fugge, ma 
Amry, benché ferito, la insegue. Elena monta la scaletta, 
traversa la sala della casetta, ed Amry correndole dietro, 
precipita in un trabocchetto che si spalanca sotto i suoi 
piedi. Elena è scomparsa. L'indiana grida, si dispera, ella 
ben comprende che Amry è perduto... il precipizio di cui 

si ignora l'escita il pugnale avvelenato In quella 

ritorna Sansone. Dai-Natha gli racconta in poche conci- 
tate parole l'accaduto. Il dolore di entrambi è immenso. 

Mentre corrono come forsennati per la scena roden- 
dosi della loro impotenza, Amry sollevando un macigno, 
esce dai ruderi che circondano la casetta, e, fatti pochi 
passi, barcolla e cade nelle braccia di Sansone. Dai-Natha 
estrae dal seno una boccettina e versa alcune goccie 
di contravveleno sulla ferita dello zingaro che, alquanto 
rianimato, giura di vendicarsi. 



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QUADRO Vili. 

— o — 

E/fJragano. 

Soffia un vento impetuoso. Dense nubi si accavallano 
sul nero orizzonte, il mare burrascoso si frange con im- 
peto contro la riva. A sinistra dello spettatore, fra le 
rovine di un antico castello, stanno aggruppati sinistra- 
mente alcuni uomini con la maschera sul volto e ravvolti 
in neri mantelli. 

Giungono a cavallo altri uomini, uno dei quali porta in 
groppa del suo destriero una donna. Smontano in silenzio; 
la donna, pallida e tremante, rimane ritta in mezzo al 
cerchio dei suoi rapitori. 

— Elena o Topsy, grida una voce, tu stai per essere 
giudicata, rispondi e difenditi! Tu hai tentato di assassi- 
nare Amry, il nostro capo; noi siamo zingari ed invochiamo 
vendetta. Ora a te, se lo puoi, discolpati! 

Elena tace. 

— Temendo che si venisse a scoprire la tua origine 
abbietta, tu hai voluto che la nostra razza fosse condan- 
nata dal Parlamento Inglese all'ostracismo. Riescisti nel 
tuo intento, ma ora a te, se lo puoi, discolpati ! 

Elena tace. 

— Topsy, ripiglia ancora l'uomo mascherato, il tuo 
silenzio conferma l'accusa. Io ti condanno a morte. È 
questo il vostro voto, o compagni? 

— Sì, gridano tutti, tranne uno che porta ambe le mani 
al viso. 

— Topsy, ripiglia il giudice.... lo vedi, hai meritata la 
morte; ma io ti salverò. Mi basta porti nell'impossibilità 
di servirti per l'avvenire dei tuoi mezzi di seduzione. Tu 
avrai il viso sfigurato.... 

Elena inorridisce, piange, chiede perdono e singhioz- 
zante si rivolge come forsennata ai suoi giudici invocando 



22 

un protettore. Respinta da tutti, essa si abbranca con- 
vulsamente all'uomo che solo non ha pronunciata la con- 
danna di morte; ma in quell'istante la maschera cade 
dal volto del disgraziato, e Topsy riconosce Natamele 
suo padre. 

Essa è tolta a forza delle braccia paterne e già si sta 
per eseguire su di lei la terribile condanna, quando so- 
vraggiunge un altro cavaliere mascherato. 

Il nuovo venuto si apre un varco fra gli uomini che 
stringono Topsy, le fa scudo col proprio corpo, e rivolta 
agli astanti grida superbamente: 

— Indietro ! Io la difendo ! 

— E tu chi sei? esclama il capo. Con qual diritto vieni 
tu qui in mezzo a noi ? Rispondi : chi sei ? 

— Il re, il vostro re, prorompe Ruggiero togliendosi la 
maschera ed il mantello e mostrandosi ai suoi col costume 
da zingaro. 

— Conducete costei alla sua dimora e guai a chi osasse 
mancarle di rispetto... e voi, miei fidi, preparatevi alla 
partenza! Il mare è burrascoso come i nostri pensieri. 
Esiliati per voto del Parlamento eravate in procinto di 
imbarcarvi... Ebbene? partirò anch'io, seguirò la vostra 
sorte. E tu Amry, tu che facesti ricca la tribù, abbrac- 
ciami! Io non sono fpiù il marchese d'Asburthon, pari 
d'Inghilterra, sono lo zingaro Nadir, il vostro re ! 

L'oscurità si fa più intensa. Il vento sibila acutamente. 
Tra l'ondeggiare dei marosi spumeggianti, un barcone si 
stacca dalla riva e raggiunge una nave che si disegna 
confusamente nel fondo tra l'imperversare della bufera. 

Una luce rossastra squarcia per un istante le fitte te- 
nebre, indi si sente un colpo ; è il cannone degli zingari 
che saluta la terra d'Inghilterra. 

Le tenebre si diradano man mano, sorge l'aurora ad 
indorare un meraviglioso paesaggio indiano. 



23 



— — 



I Tempii di Adjuntah. 

Gli zingari hanno scelto questo luogo per fissarvi la loro 
dimora. Arrivano pomposamente e fantasticamente vestiti 
portando seco tutti i loro arredi e le infinite ricchezze 
accumulate nelle loro escursioni errabonde attraverso al 
mondo. Da'i-Natha cavalca a fianco di Amry, il re accanto 
a Cinzia sua madre. Alcuni indigeni meravigliati di vedere 
in quel luogo quello strano e numeroso corteo, si allonta- 
nano formando sulla montagna gruppi caratteristici. Una 
ricca tenda viene collocata a destra dello spettatore: è la 
tenda del re che assiste di colà allo sfilare del corteo, 
che è interrotto dalla improvvisa comparsa di una bella 
amazzone delle chiome svolazzanti al vento e dall'occhio 
scintillante. Essa stringe convulsamente nella destra un pu- 
gnale. Nel punto in cui Da'i-Natha sta per essere proclamata 
sposa di Amry e regina della tribù, l'amazzone si avanza 
nel centro della scena e grida : 

— Io sola devo imperare : io la regina ! 

— Se prima non ti avrò uccisa, urla Da'i-Natha. 

Un terribile duello s'impegna fra le due rivali. Da'i-Natha 
cade vinta a terra, Topsy sta per trafiggerla, ma un uomo 
intercede grazia per lei : è Amry. 

Topsy è salutata regina degli zingari. Essa s'inginocchia 
dinanzi a Nadir e gli dice : 

— Ti amavo prima che tu mi salvassi la vita, ora ti adoro. 

La marcia ricomincia, ma più imponente di prima. Sven- 
tolano i vessilli, suonano gli strumenti ed acclamando 
tutti seguono il corteggio reale. 

FINE. 



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